Piccinini Morena (1956- )

Morena Piccinini
COGNOME Piccinini
NOME Morena
DATA DI NASCITA 21/05/1956
LUOGO DI NASCITA Nonantola (MO)
DATA DI MORTE
LUOGO DI MORTE
STATO CIVILE coniugata
TITOLO DI STUDIO Laurea in Giurisprudenza
PROFESSIONE impiegata
APPARTENENZA POLITICA comunista
ISCRIZIONE A UN PARTITO Partito comunista italiano - PCI; Democratici di sinistra - DS
ORGANIZZAZIONE SINDACALE Federbraccianti; INCA; CGIL
LUOGHI DI ATTIVITÀ Modena; Roma
 
PROFILO BIOGRAFICO

Nata il 21 maggio del 1956, da padre operaio e madre lavorante a domicilio, imparò in casa l’importanza dell’istruzione e della formazione, “ricorda sempre che sei figlia di operai” fu il motto trasmessole da entrambi i genitori. L’istruzione e la formazione non solo come mezzo di accesso al lavoro e alla professione, ma come strumento per sé e per un esercizio pieno della cittadinanza la porteranno a scegliere di frequentare la facoltà di Giurisprudenza e di laurearsi in Diritto del lavoro nel 1980 senza optare per la libera professione, ma per scegliere una militanza che facesse suo l’obiettivo dell’affermazione piena dei diritti dei lavoratori attraverso l’azione sindacale e la tutela individuale. La tesi scelta “Principio di favore fra il contratto collettivo nazionale e il contratto collettivo aziendale” già lasciava prefigurare il suo interesse e impegno. Divenuta funzionaria della Federbraccianti di Modena negli anni 1981 e 1982 dove ebbe modo di seguire le quattro leghe presenti nelle cittadine di Nonantola, Ravarino, Bonporto e Bastiglia. Giovanissima e fresca di studi, imparò presto l’importanza di instaurare rapporti stretti con delegati e contadini, a partire dalla lingua usata, il dialetto, per lei sino ad allora sconosciuto. Un bagno di realtà anche per la pratica del diritto fino ad allora studiato solo sui libri universitari e, ancora con la Federbraccianti, la prima esperienza congressuale. Politicamente sostenitrice della “teoria dei due soli” considerò sempre importante la militanza politica sia sul piano individuale che su quello sindacale, al tempo stesso l’identità della Cgil e la sua autonomia organizzativa hanno segnato ogni passaggio della sua vita nel sindacato. Seguì passaggio di funzioni presso l’Inca di Modena nel 1983 per apprendere sin dalle più elementari mansioni ruolo e funzioni della tutela sindacale, sotto la guida attenta di chi aveva investito su di lei, sino a diventarne Direttore. Esperienza rilevante quella presso l’Inca dove rimase dal 1983 al 1991 che vide alcuni risultati di tutto rilievo come quella di aver ottenuto, attraverso una vertenza pilota, il riconoscimento dalla Corte Costituzionale del diritto del padre di poter usufruire dei periodi di astensione riconosciuti alla madre in caso di impedimento della stessa ad usufruirne. Un'altra vertenza pilota di successo fu quella intrapresa per ottenere il diritto della madre, quando impedita allo svolgimento dell’attività lavorativa a causa di mansioni pericolose o gravose, di poter godere del periodo di maternità anche nei mesi successivi al parto, diritto anche questo riconosciuto da sentenza della Corte Costituzionale. Soprattutto rafforzò la convinzione che tutela collettiva e tutela individuale hanno bisogno di marciare insieme per l’affermazione piena dei diritti di chi lavora e, soprattutto, delle donne. Nel 1992 il passaggio alla Segreteria della Camera del Lavoro di Modena con l’incarico di seguire i settori del welfare, delle politiche di genere e del coordinamento dell’insieme dei servizi. Era Segretario generale Gianni Ballista e l’esperienza maturata presso l’Inca si rivelò utilissima ad affrontare la contrattazione collettiva territoriale in relazione alle Istituzioni locali. Il 1996 è l’anno dell’elezione a Segretaria generale della Cgil - Camera confederale del Lavoro di Modena, prima donna a ricoprire in una così grande e rilevante Camera de Lavoro e primo Segretario generale che non aveva avuto esperienza nel grande sindacato dei metalmeccanici, la Fiom. Ricoprirà l'incarico sino al 2003. Pur essendo stata sempre riconosciuta alle donne, nella Cgil di Modena, un ruolo di rilievo, la vita non fu certamente facile, come lei stessa riconobbe ed ebbe modo di valutare in occasione del libro “E’ brava ma …” che in quegli anni fu prodotto proprio dalla Cgil per sottolineare la dura vita delle donne all’interno dell’organizzazione e per promuoverne ruoli e funzioni per un’equa rappresentanza di genere. Intorno a lei un gruppo nutrito di donne (e di uomini) collaborano al successo sindacale della Cgil di Modena sotto la sua direzione. Il riconoscimento non tardò ad arrivare e nel 2002, al termine dell’esperienza modenese, su proposta del Segretario generale della Cgil Sergio Cofferati l’ingresso nella Segreteria nazionale della Cgil alla guida di un mega dipartimento formato da 23 persone e che ci sarebbe dovuto occupare di immigrazione, sanità, politiche sociali, previdenza, nuovi diritti e rapporti con gli Enti esterni. La successione a Sergio Cofferati con Guglielmo Epifani nello stesso anno confermò gli incarichi, sino alla scadenza dei due mandati previsti nel 2010, anno in cui divenne Presidente dell’Inca nazionale e Presidente del Comitato Direttivo Nazionale della Cgil sino al Congresso del 2018. Si sposò con Giancarlo Tassinari da cui ebbe un figlio.
 
FONTI E BIBLIOGRAFIA
Fonti: Questionario raccolto per il progetto "Profili biografici di sindacaliste emiliano-romagnole (1880-1980)", Fondazione Argentina Bonetti Altobelli; Intervista effettuata da Anna Salfi il 6 aprile 2018; Bibliografia: "Gli uomini e le donne della CGIL" 1944 - 2006. Ediesse 2007;
 
IMMAGINI
 
LINK
CREDITS
scheda compilata da: Anna Salfi