Parma ricorda Guido Picelli nell’82mo anniversario della sua morte

poster-picelli-82esimoHa avuto luogo sabato 5 gennaio 2019 alle ore 10,30 a Parma, presso il piazzale a lui dedicato, la commemorazione di Guido Picelliantifascista parmense caduto mentre combatteva da volontario nella Guerra di Spagna, nel giorno dell’82mo anniversario della sua morte.

L’iniziativa è stata organizzata da CGIL di Parma, ANPPIA, AICVAS e ANPI provinciale di Parma. Il TG Parma ha realizzato un servizio sull’iniziativa, visualizzabile a questo indirizzo.

Per approfondire la conoscenza sulla vita di Guido Picelli si consiglia la lettura del folder realizzato da Roberto Spocci per la CGIL di Parma, scaricabile in pdf a questo indirizzo.

Di seguito il testo dell’intervento di Lisa Gattini, in rappresentanza della CGIL – Camera del Lavoro di Parma.

PARMA
Piazzale Picelli, 5 gennaio 2019

“Gli eventi straordinari e di grande impatto sociale negli anni della gioventù di Picelli furono senza dubbio la prima guerra mondiale, il sorgere del regime fascista, i primi moti di resistenza dei quali fu assoluto protagonista, e la guerra di Spagna.

Proviamo ad immaginare Picelli oggi, nel 2019.

Il suo sguardo si affaccerebbe su un mondo in cui le disuguaglianze non si sono risolte, anzi semmai acuite.

picelli1Vedrebbe tanti uomini e donne e bambini morire nei nostri mari, inermi sotto l’occhio spietato di un rinnovato nazionalismo/ sovranismo miope e anacronistico;

vedrebbe una classe politica europea incapace di elaborare progetti e soluzioni che ripristinino i valori della uguaglianza e della libertà, della democrazia, sui quali l’Europa stessa voleva fondarsi ;

vedrebbe un affannarsi a cercare una identità, un fondamento quindi del senso della esistenza individuale di ognuno di noi, nella caccia al diverso : chi ha un altro colore, un altro credo, il rom, lo straniero, l’omosessuale. Come dire io sono io perchè ritaglio con le mie piccole forbicine la mia piccola figurina dai contorni netti, io sono io perchè ho definito i miei personalissimi confini in contrapposizione e non in interazione. Esattamente il contrario di quanto fecero i nostri padri, che cercarono il fondamento nel collettivo, nel cercare di tenere insieme, di fare massa per un progresso comune, una scelta vincente. Le figurine tagliate con le forbici sarebbero volate come foglie negli anni delle lotte di resistenza. E Picelli ben lo sapeva.

picelli2Vedrebbe la solidarietà intesa oggi come disvalore, come buonismo becero, e l’egoismo innalzato sugli altari della Patria, cullato e coltivato, alimentato dai social, pervasivo e ammiccante.

Vedrebbe la cultura sbeffeggiata, la scuola depauperata, perchè il popolo non deve conoscere, deve anzi dimenticare. I lavoratori devono possibilmente dimenticare la loro storia di lotta, i sacrifici, il sangue versato, il modo in cui sono state raggiunte le conquiste. Ma ancora più dei contenuti devono dimenticare il metodo. Come si costruisce un sentire comune ed una lotta comune, nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro, negli spazi della azione politica.

Ed una volta compiuta questa operazione e purtroppo siamo a buon punto si inoculano i germi della nuova narrazione che travolge istituzioni e corpi intermedi. L’Anpi mal tollerata e parassita, il Sindacato altrettanto parassitario ed inutile venduto e compromesso, le istituzioni, luoghi formali e non sostanziali dell’agire democratico, un Parlamento svuotato. La Segretaria della Camera del Lavoro di La Spezia è stata oggetto di attacchi infami ed organizzati per avere criticato la manovra di governo.

Picelli, uomo di azione, non si dilungherebbe oggi a scrivere trattati ma agirebbe organizzando una forte offensiva, chiamando a raccolta chi è disposto a mettere da parte aspettative comode, lamentele sterili, piagnistei inefficaci. Chi come lui sarebbe disposto ad issare una bandiera rossa sul Palazzo di Montecitorio ( 1924 Primo Maggio ) un atto osato e ancora oggi declinabile. Non si lascerebbe travolgere dall’indifferenza. E vi sono ancora tante persone oggi che non si perdono d’animo, che non accettano di essere annoverati tra la “maggioranza silenziosa”.

Da tempo ormai eventi di segno fascista, piccoli o grandi che siano, più o meno amplificati nella opinione pubblica contraddistinguono la cronaca del nostro paese; le discriminazioni razziali esemplificate dall’episodio della Sindaca di Lodi che ha discriminato fra alunni italiani e stranieri, alimentando un dibattito per taluni versi squallido ma anche una reazione civile vivace e ostinata.. Vicenda che si è conclusa con una sentenza inequivocabile che sottolinea ancora una volta il valore inestimabile della nostra Costituzione che pone riparo alle idiozie.

I pestaggi omofobi come quello in provincia di Verona nel Settembre 2018 a spese di una coppia gay aggrediti con taniche di benzina nella loro abitazione mentre sul muro di casa compariva la scritta “ Vi metteremo tutti nelle camere a gas”. Ed anche qui la reazione con i Gay Pride che si sono susseguiti a Bologna, a Milano con tantissime persone con la loro solidarietà..

Lo striscione appeso sotto al casa del Sindaco di Parma ad opera si suppone di Forza Nuova, reo di avere firmato una adozione voluta da due genitori dello stesso sesso.

La cacciata di Mimmo Lucano da Riace, reo di avere dato vita ad una comunità pacifica, solidale ed integrata esempio, peraltro noto fuori dai nostri confini per la sua efficacia e positività, e di contro la reazione di una città come Milano che gli conferisce la cittadinanza onoraria. Ma il silenzio del Governo è pesante, la sua irremovibilità è qualcosa che va scalfito.

La lettura strumentalmente razzista degli esecrabili episodi di violenza sulle donne, minimizzati se a compierli è un buon padre di famiglia autoctono, amplificati se compiuti da stranieri, senza comprendere che questa mistificazione offende prima di tutto le donne e le vittime e che distoglie la attenzione dal problema vero, che la violenza non ha colore e va combattuta da tutti, uomini e donne e denunciata con gli stessi toni.

Picelli non avrebbe distolto lo sguardo, non si sarebbe limitato ad una protesta fine a se stessa magari sul social di turno, ma avrebbe utilizzato questi mezzi oggi straordinariamente alla portata di tutti per coinvolgere più persone possibili ad una resistenza comune. Non si sarebbe ripiegato nella angoscia ma sarebbe stato animato da una attività incessante di profilo squisitamente politico, avrebbe organizzato, tenuto riunioni, volantinato, presidiato quartieri, messo in campo atti di disobbedienza civile, organizzato manifestazioni ed anche scioperi; ci avrebbe messo la faccia.

Tutti in questa piazza oggi siamo disposti, ne sono certa, a metterci al faccia. L’intenzione è forte ma va tradotta in azione.

Chiediamoci fino a che punto ognuno di noi è disposto ad agire, ad agire rischiando. Questa domanda se la saranno pur fatta coloro che più di altri misero in atto la lezione delle Barricate del 1922, poco più che vent’anni dopo. Se la sarà fatta sicuramente Soemo, il partigiano Russia, che vogliamo oggi ricordare.

Se riusciamo a farci questa domanda ed a rispondere consapevolmente e determinati allora le cose potranno cambiare, riempiremo pagine e piazze per costruire un argine vero, tangibile, materiale al dilagare della deriva fascista.

Non lasciamo mai cadere il testimone che Picelli ha passato a Soemo e che oggi è in mano nostra